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E non è neanche primavera -

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Tornando a casa dalla solita visita domenicale a mia madre mi sono trovata sotto ai piedi questa scritta, dalla foto non si vede ma è stata piazzata proprio davanti a un portone.

scritte sul marciapiede 2007

(Che poi avere in tasca un telefonino che fa le foto impigrisce pure la vena descrittiva, non ci credo che un’immagine vale più di mille parole, avrei potuto raccontarla invece di mostrala, ma non è questo che volevo dire)
Quello che volevo dire invece è altro. Volevo dire della faccia che avrà fatto il ragazzo che abita in quel palazzo, perché qualcosa, la forma delle lettere, il cuoricino, la firma (qui non si vede ma era una K: Katia, Kitty, Katy?) mi suggerisce che la scritta sia stata spruzzata da una lei, forse nottetempo, con un paio di amiche a fare da palo, trepide e sorridenti. Giovani, me li figuro tutti giovanissimi, che questo tipo di espressione non si addice agli adulti, dai quali ci si aspetta discrezione e sobrietà, signora mia, mica si può spalmare sull’asfalto una dichiarazione d’amore, un po’ di riserbo, che diamine, poi la gente chiacchiera.
Che avrà fatto sto ragazzetto, rotolato fuori di mattina presto con gli occhi ancora cisposi di sonno e lo zaino di scuola in spalla? Avrà inchiodato la sua corsa, sarà tornato indietro, avrà scosso la testa sorridendo, avrà pensato ma tu sei fuori, sarà stato lusingato, infastidito, imbarazzato? Si sarà guardato intorno per vedere

se la portinaia o qualche vicino di casa o pure un estraneo lo stava osservando? Magari avevano litigato e questo era un tentativo di riappacificazione, o forse era una data speciale, o forse non c’era nessun motivo, solo un’esuberante, incontenibile voglia di esprimersi in grande. Perché no? Un bel tipetto, questa graffittara: mi sta simpatica, gliel’ha spiattellato davanti al portone, mica sulle pareti di un ponte fuori mano. Vabbè, la frase magari non è originalissima, non lo nego, però sempre meglio dei tre metri sopra il cielo di cui era tappezzato il paese dov’ero in vacanza. (Sperobene che non l’abbiano fatto in un film, di spruzzare scritte davanti al portone, non so niente di queste cose, sono innocente e ignara. In caso, non voglio saperlo!)

Mi ha fatto tenerezza. E anche un po’ tristezza. Ho pensato: chissà se l’inchiostro di questa bomboletta si sbiadirà prima del “sempre” proclamato dalla scritta.

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Raccontini senza pretese

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