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Lui e me - Lui e me

Pagina 2 di 3: Lui e me

Quando lo vidi per la prima volta eravamo al cinema, e devo ammettere che mi lasciò abbastanza sbalordita, non tanto perché non avessi previsto di imbattermi in lui: anche se non era continuamente nei miei pensieri sapevo che prima o poi sarebbe successo. Il fatto è che ero una ragazzina ignara e me lo immaginavo del tutto diverso: non mi aspettavo il pelo. Certo, a posteriori posso considerare che si trattò di vera e propria ignoranza: avevo ben quindici anni e sarebbe bastata una semplice comparazione di reciprocità per intuire l'evidente. Ma, come dicevo, non ci avevo mai pensato e i miei modelli di riferimento si basavano su osservazioni sperimentali piuttosto datate, per questo, ora lo so, completamente inattendibili.

E così, nel buio del cinema, quando sullo schermo il fidanzato di Caterinetta si alzò in piedi lasciando scivolare il lenzuolo che gli cingeva i fianchi sentii un tuffo al cuore. Al ragazzetto che mi sedeva di fianco e mi massaggiava delicatamente la mano non lasciai trapelare nulla dell'emozione che mi aveva presa: era la prima volta che uscivamo insieme, non avevo ancora confidenza, e poi non mi sembrava il caso.

L'avevo visto solo per pochi istanti e forse l'interesse che mi porto felicemente appresso da tanti anni fu originato proprio da questa breve apparizione, anche se davvero non avrei mai detto che sarebbe stato così peloso tutt'intorno.

Questo primo approccio mi pose di fronte a un fenomeno di proporzioni inattese e sentivo mio dovere tentare in ogni modo di approfondirne la conoscenza: era necessario scoprire la verità, lo dovevo fare il più presto possibile ma soprattutto era opportuno toccare con mano: non mi sarei certamente accontentata di un orientamento teoretico, essendo la mia indole più portata alla sperimentazione che all'accettazione di postulati  non accuratamente dimostrati, o almeno vissuti in prima persona.

Non mi fu difficile reperire ottimo materiale di ricerca nel ragazzetto massaggiatore di mani, ed ecco che mi imbattevo nella seconda inimmaginabile sorpresa: lui era enorme. No, mi correggo, nella fattispecie era probabilmente nella norma, ma, sempre a causa delle mie osservazioni sperimentali troppo antiche e lacunose, nelle mie proiezioni mentali me l'ero figurato come quello di un bambino di tre anni: dopo, mio fratello non s'era più lasciato guardare.

Ma allora sei de coccio, avrei dovuto dirmi da sola se all'epoca avessi conosciuto tale locuzione romana. In effetti non avevo tenuto conto della crescita proporzionata e armonica di tutte le componenti di un organismo sano.

Questa volta nemmeno la reciprocità avrebbe potuto venirmi in aiuto: anzi, il secondo pensiero che fece seguito immediatamente al primo sovrapponendovisi per urgenza e orrore e che mi indusse a lasciarmi sfuggire un gemito mentre la mia mano si ritraeva con grande spavento fu: ma questo non ci entrerà mai!

La prima visione, ancorchè vietata ai minori di quattordici anni, me lo aveva mostrato in situazione di quiete, mentre nell'osservazione sperimentale - forse a causa delle pur superficiali perlustrazioni che avevo trafficato per tutto il pomeriggio con il ragazzetto massaggiatore di mani e a questo punto di più estese regioni epiteliali di me medesima -  lui era battagliero e pronto alla pugna, nel senso latino di guerra e non altro che, allo stato dei fatti, mi era ancora vago e indistinto.

Inutili furono le rassicurazioni del ragazzetto, lusingato peraltro dall'esclamazione che non ero riuscita a trattenere: come poteva sostenere che quella cosa abnorme avrebbe potuto occupare il luogo ristrettissimo e buio che il mio dito medio riempiva completamente senza lasciar spazio per altro?

Eppure...

Dopo parecchie settimane di assiduo allenamento con applicazione costante e rigorosa dei principi suggeriti dall'istinto più che dalla ragione dovetti arrendermi all'evidenza: la compenetrazione dei solidi era possibile, anzi: auspicabile.

Ben presto però mi resi conto che uno studio scientifico non può avere fondamento di verità universale se applicato a un singolo soggetto. Avevo sì appurato che il fenomeno era ripetibile a piacere, e questo era pur sempre una prova. Ma occorreva osservare, se non la totalità degli individui, almeno un campione rappresentativo.

Non mi fu difficile trovare esemplari che si prestassero ad assecondare i miei esperimenti, anche perchè, per non inquinare il valore probatorio delle mie indagini, li tenevo all'oscuro dei miei piani di ricerca: avevo ben presto compreso che lui, se si sentiva oggetto di misurazione e soprattutto comparazione, perdeva una parte delle sue potenzialità, a volte proprio tutte.

Il mio unico problema erano i miei genitori, che osteggiavano il mio ardore scientifico con restrizioni moralistiche e bigotte, dettate dall'apparenza e dai luoghi comuni dell'epoca. Così ero costretta a portare avanti le mie indagini nella clandestinità o nell'aperta ribellione, a seconda delle circostanze. Questo non mi impediva di allargare la rappresentatività del mio campione. Analizzavo, confrontavo, misuravo dimensioni e forme, temperature, umidità relative e gradi di acidità, diametri e lungezze. Il tutto piuttosto empiricamente, non potendo, per via del divieto di comparazione, utilizzare altri strumenti che le mie mani, la mia bocca, il luogo buio e tutte le altre superfici concave che la fantasia e la mia anatomia mi mettevano a disposizione.


Commenti al Post:

illegalefancazzista il 02/12/06 alle 16:42 via WEB
ardua è la via della conoscenza...

LaDonnaCamel il 02/12/06 alle 17:07 via WEB
eh, si', hai ragione: e' un percorso duro

kolben60 il 02/12/06 alle 19:21 via WEB
cammella ??? tutta sta storia.. per uno smaneggiamento?? Scherzo.. bellissima.. Certo che ci daviiiiiiiiiiiiiiiii

kolben60 il 02/12/06 alle 20:09 via WEB
cara Cammella te ne racconto una mia breve.. ma vera.. 1980, insieme a due amici carissimi decidiamo di fare il giro dei castelli della Loira.. Avevamo un piccolissimo camper ed una tenda. Matti, carini e imprevedibili (grazie anche all'uso smisurato di erba), arriviamo una sera in un camping sotto il castello di AMBOISE dove e' sepolto Leonardo da Vinci (mio lontano parente) "dans ces lieux reposent le reste de Leonard da Vinci" scrivono. (in questi luoghi riposano i resti, in quanto il castello fu bombardato e la tomba distrutta.) . Ma veniamo al campeggio. Arriviamo verso sera , ancora non era buio, Gianni nel vialetto verso la piazzola investe una ragazza in bicicletta, nulla di grave , prima vittima di Gianni,la poveretta oltre ad essere caduta ,non immaginava neppure quello che sarebbe stato il fascino intelletualoide del grande pazzo.(oggi sindaco in una citta).Io e Gabriele naturalmente invidiosi, Gianni aveva gia' rimorchiato, record dopo appena 8 minuti che eravamo in campeggio. E noi? Intanto sistemiamo il Camper , mentre il paraculo di Gianni si occupava della poveretta investita. "ragazzi io vado a mangiare con lei al ristorante.. sapete non si sente troppo bene! Sguardo da porco... Voi montate tutto.. ci vediamo dopo... (mai piu' visto per un giorno e mezzo). Gabriele pasa alla guida del camper ed inizia a parcheggiare…Come vicini avevamo un camper portoghese. L’uomo gentilissimo aiutava dando indicazioni a Gabriele….. Non l’avesse mai fatto. Retro marcia da brivido risultato: porta bici e fanale del Camper portoghese distrutti. Gabriele incazzato come una iena mette la prima va avanti risultato: abbattuta una tenda di genovesi. Al limite di una crisi isterica nuova retro e anche l’altro fanale del camper distrutto. Al che l’uomo portoghese , allibito, ammutolito, esterefatto..ma sempre gentilisimo ,dice in italiano maccheronico: “Segnore, puede andar un metro piu’ avanti?” - ancora mi domando il perche’ di questa richiesta. Ma il dramma della famiglia portoghese non e’ ancora finito. Parcheggiato il Camper (una tenda , due fanali ed un porta biciclette distrutti) , e’ il momento di montare la tenda. “Gabriele tu stai bono che sei nervoso… faccio io”- gli dico. “se , se Carlo fai tu che altrimenti spiano il camping”.. (quando parlava cosi era molto pericoloso). Inizio a montare tenda.. Tutto perfetto sino al momento di mettere i picchetti. -” Gabriele passami il martello grande quello nuovo” arriva il martello, prima martellata tutto regolare, seconda martellata ( la nostra fortuna divina ci assiste) Si sgancia il ferro dal legno , passa a 10 centimetri dalla testa del nostro amico portoghese e si conficca nella fiancata del camper del suo amico ( un buco di 20 cm). Io immobile con il legno del martello in mano.. muto, il portoghese che guardava il buco… muto, l’amico del portoghese che bestemmiava in dialetto, Gabriele piegato in due dal ridere con una canna in mano.. Ma ecco l’imprevedibile…. Escono dal camper bucato due ragazze stupende , le figlie del bestemmiatore, NON HANNO AVUTO SCAMPO…AMORE A PRIMA VISTA… Un bacio KOLBEN

Anonimo il 02/12/06 alle 23:24 via WEB
Cammella... sono allibitoooo

LaDonnaCamel il 02/12/06 alle 23:28 via WEB
e io sono deficiente :( scusa

 

Seconda parte: le proiezioni
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